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domenica 30 maggio 2010

L'archeologo di Malevil



Non è facile capire come si vivesse prima del Giorno X. Ma a volte siamo così fortunati da trovare, nella distruzione generale, alcune testimonianze. Qui a Malevil, per esempio, una camera è rimasta protetta da interminabili macerie, e contiene libri, dischi e nastri magnetici e lettori di nastri magnetici. La cultura del tempo era ricca di rappresentazioni di sé, per fortuna, che nella tabula rasa della storia forniscono quadri preziosi. Scopriamo, per esempio, che i racconti sulla società del benessere e delle comodità sono privi di fondamento, e il nostro mondo non sembra tanto diverso da quello.

Grazie ai testi delle canzoni ("Army of the Immortals", "Denim and Leather", "Hellion"), sappiamo che per assistere a un concerto si doveva "camminare nella neve" e "attendere sotto la pioggia", o "fare la coda attraverso il ghiaccio e la neve" (i concerti, tra l'altro, sembrerebbero più dei rituali che semplice intrattenimento, se dobbiamo prendere alla lettera frasi come "vi diamo il nostro sangue" o "ti inchini all'altare del rock'n'roll"). Anche l'abbigliamento non sembra troppo dissimile da quello di poche generazioni successive al Giorno X, come d'altra parte i fatti che possiamo vedere in un nastro dove la vita quotidiana è scandita da lotte del tutto attuali per le scorte di carburante. Insomma, non è compito dell'archeologo giudicare il passato né il presente, ma c'è davvero da essere nostalgici dell'economia - come dicevano al tempo - del "terzo millennio"?

venerdì 26 febbraio 2010

Oceana



Visitata fino ad oggi soltanto da pochi avventurosi subacquei, è oggi possibile percorrere le strade di Oceana, che gli ultimi catastrofici terremoti hanno fatto riemergere dal suo sonno pluricentenario negli abissi. Nelle sue architetture si può riscontrare un ideale di bellezza che ha non poco in comune con quello classico, ma anche una predisposizione per le geometrie forzate, per l'accostamento irrazionale, per la decorazione eccessiva (senza simili in nessun'altra epoca l'utilizzo decorativo di fossili), anche in luoghi difficilmente visibili o quasi inaccessibili.

La città è ancora ricca di misteri, che le tormaline e gli onici verdi delle sculture e dei palazzi (e i segni indelebili della permanenza suboceanica) non fanno che rendere ancora più suggestivi. Che cosa ci rivela dei suoi abitanti? Un popolo disinteressato a dare memoria di sé: nessuna raffigurazione civile né militare, nessuna testimonianza di vita urbana. Eppure, nonostante la scarsa funzionalità della loro disposizione, le dimensioni e le strutture degli edifici sembrano adeguate a una città, e d'altra parte nessuno osa congetturare che Oceana possa essere un tempio, una qualche forma di tributo al divino o - ancor più inverosimile - all'estetica.